Case Minime

PROPOSTE DELLA V TRIENNALE E REALIZZAZIONI I.A.C.P.

È alla V Triennale di Milano (1933) che per la prima volta si manifesta ufficialmente l’interesse degli architetti razionalisti italiani per la casa popolare. I tipi di alloggio esposti erano completi di arredamento e previsti nei minimi particolari. Il problema dell’abitazione aveva ricevuto una nuova impostazione: non più, data una certa superficie, suddividere lo spazio nel miglior modo possibile ma, dato il numero dei letti, cioè dei componenti la famiglia, stabilire la superficie minima abitabile. Per l’alloggio da 3 letti veniva prevista una sup. totale di 25,50 mq. (di cui buona parte libera perché i «mobili contenitori» erano tutti incassati nei muri) e per quello da 6 letti una sup. 59,59 mq. Ogni elemento dell’abitazione era stato studiato per poter essere sottoposto a un procedimento produttivo di serie.
Si deve tuttavia precisare che questa sensibilizzazione degli architetti razionalisti italiani nei confronti del problema della casa popolare ebbe un’intonazione di esclusivo carattere architettonico. La vastità e l’importanza del problema sociale e di conseguenza una nuova impostazione per la risoluzione di esso, anche da un punto di vista architettonico ed urbanistico, erano state completamente ignorate: prova ne è che gli architetti Griffini e Bottoni presentarono i loro «elementi di case popolari» senza inserirle in alcun contesto urbano e accanto ad essi collocarono progetti per abitazioni signorili.
Nel frattempo il crescente numero dei senzatetto trovava rimedio al proprio disagio con la costruzione di baracche sui campi periferici. Il fenomeno aveva assunto proporzioni notevoli: si trattava ormai, nel 1934, di veri e propri villaggi di baraccati, in massima parte provenienti dai vecchi quartieri demoliti o immigrati di data vecchia e recente.
Tutta questa gente ammassata in condizioni precarie costituiva un pericolo sociale e politico. L’Amministrazione comunale decise di intervenire facendo costruire dall’I.A.C.P., a proprie spese, tre gruppi di case «minime»: a Baggio, alla Trecca e a Bruzzano, per alloggiare più di un migliaio di famiglie senzatetto.