Cenni Storici

Pitture da scoprire a Capo di sopra
La Parrocchiale di Bruzzano
L’arte di Bruzzano si nasconde insospettata dietro il banale esterno della chiesa dell’Assunta, la parrocchiale in via Acerbi, risultato di tre interventi: del 1584, del 1808 e del 1937, che raddoppiò la capienza e ruotò la facciata da Ovest a Nord, progetto dell’architetto Ugo Zanchetta.
Nell’interno neoclassico, si osservano a sinistra (oltre a un dittico su legno del Bergagna) un assortimento di pittura del Cinquecento. Nella cappella della Madonna, che fino al 1937 costituiva l’abside della chiesa, si trova una Vergine in gloria con santi , attribuita ad Antonio Procaccini detto il Minore, accanto a due scuole: una del Luini (la Verga fiorita di San Giuseppe), l’altra di Gaudenzio Ferrari (l’Adorazione dei Magi). Nella cappella seguente è invece un affresco di scuola luinesca. Raffigura La presentazione di Gesù al tempio (in due tele è invece adorato dai Magi – Bassano – e dai pastori – scuola veneta del Seicento). Dell’Ottocento è invece la tela di Giuseppe Mazzola, l’Immacolata con i profeti Elia ed Eliseo. In sagrestia sono visibili due tele del Seicento: una bella Assunta e una Maria Nascente e la vecchia pala di Co’ de Sott. Delle precedenti costruzioni sussistono, oltre al campanile, altare e balaustre, splendide opere di marmo policromo (1665), e due confessionali intarsiati, autentici Maggiolini.
Come sfondo a via Acerbi, in direzione est, è stata realizzata negli anni Ottanta una piazzetta a giardino con portici, ideale per favorire l’incontro fra gli abitanti di Bruzzano. Vi biancheggia un rozzo coperchio di sarcofago medievale che prima fungeva da abbeveratoio in un cortile del vicino vicolo Pantaleoni dove, al numero 4, è stato contemporaneamente restaurato dall’architetto Giancarlo Pizzi un complesso gentilizio che fu nel Settecento proprietà dei nobili Benzone.
Una casa da nobile medievale, forse del XIII secolo, forse del XV, con ingresso ad arco romano e due camini sporgenti, che conserva all’interno dei soffitti a cassettoni del Quattrocento e un solo camino originale (del Cinquecento). Segue una corte ombreggiata da antiche piante e ravvivata da un intenso chiacchiericcio di uccelli. Quest’ultima è chiusa sul fondo da un’elegante balaustra barocca di pietra e ferro battuto, che a sua volta preludeva a un profondo, scenografico giardino. La villa settecentesca si è sviluppata sul lato sinistro della corte, mentre, dirimpetto, un moderno edificio ha assorbito il preesistente muro di cinta, ciottoli e mattoni a strati, avanzo di un corpo di fabbrica medievale. Sulla sommità di questo, una fascia di affreschi (tardo Cinquecento) raffigura una merlatura e sei stemmi nobiliari (Taverna, feudatari di Bruzzano; Leon y Castilla, reali di Spagna e i milanesi: Aliprandi, Casati, Crivelli, Trivulzio). Questi furono copiati nel restauro di villa Mirabello.
Un raro edificio del Trecento, in fondo a vicolo Pantaleoni, è stato invece abbattuto. Recava decorazioni geometriche del Quattrocento con il motto Mit Zeit e uno stemma di pietra con la data 1467.
Nella cappella del cimitero è affrescata una Pietà di Vitale Sala, allievo di Pelagio Palagi, una promessa della pittura romantica, morto trentenne nel 1835, forse di veleno.
Il castello visconteo
Benchè ignorato perfino dai testi specialistici, è il secondo castello di Milano. Appartenne, sembra, ai Taverna, nell’Ottocento e ai primi del Novecento l’abitavano invece i Visconti di Modrone. Verso nord, all’angolo Fermignano-Fontanelli, un’altissima torre angolare, oggi ridotta a un brulicare di inquilini, dominava le campagne verso le brughiere. Verso sud-est e sud-ovest una muraglia alta circa 3 metri, costeggiata per un lungo tratto da un fosso (l’ultimo spezzone cadde negli anni Sessanta), cingeva un grandioso parco che terminava oltre l’attuale via Rubicone. C’erano una superba voliera e altre gabbie (in una c’era un orso), e belle statue, scomparse durante la grande guerra, allorchè la proprietà cadde in abbandono.
Dov’è oggi piazza Giustino Fortunato c’era un modesto laghetto, sufficientemente profondo per andarci in barca, alimentato dalle acque per l’irrigazione dei campi. Non lontano si apriva l’accesso ai camminamenti sotterranei, che si favellava sbucassero ad Affori e a Brusuglio. Il recinto escludeva due immense cascine: la cort del Bolgian (dal nome del conduttore), ora demolita, e la cort di Sant’Anna.
Poi , nel periodo fascista, la sacra dimora del feudatario fu ridotta a masseria, e all’umile gente del paese si spalancarono i saloni adorni di pitture. C’è chi ricorda, nei muri perimetrali, in via Fontanelli, una botola che si dice desse adito al pozzo dei coltelli. Passò un’altra guerra e in questo lungo arco di tempo di costruirono sopralzi, tramezzi, si aggiunse una simmetria di dozzinali balconi, si forgiarono perfino nuovi merli. Oggi lo storico edificio è un condomino, eppure per i zucott de Bruzan (il soprannome è dovuto alla cuspide del campanile che può ricordare una zucca) resta il castello.

Testo tratto da: Luca Sarzi Amadè, MILANO FUORI DI MANO, Milano, Mursia, 1987
Cronologia trovata su: Sito Elesh